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SEO nel 2026: cosa sta cambiando e come devi adattarti?

06/02/2026
SEO nel 2026: cosa sta cambiando e come devi adattarti?
PMIProfessionisti
Negli ultimi anni la Search Engine Optimization (SEO) sta vivendo una trasformazione epocale. L’arrivo di strumenti di Intelligenza Artificiale generativa come ChatGPT e la risposta di Google con nuove funzioni di ricerca basate su modelli linguistici hanno rivoluzionato il modo in cui le informazioni vengono cercate e fornite agli utenti. Oggi non basta più puntare a comparire tra i “10 link blu” della prima pagina: motori di ricerca e piattaforme IA sono sempre più in grado di rispondere direttamente alle domande degli utenti, spesso senza bisogno di cliccare alcun risultato. Per chi crea contenuti, gestisce siti web o fa marketing online, questo nuovo scenario richiede un cambio di approccio. Vediamo quali sono i principali cambiamenti della SEO nel 2026 e come adattare le proprie strategie.

Le innovazioni di Google e l’era della ricerca generativa

Google resta al centro della scena, ma il suo modo di fornire risultati si sta evolvendo radicalmente. Dal 2024 sta integrando risposte generate dall’IA direttamente nelle sue pagine dei risultati. Questa funzionalità, inizialmente nota come Search Generative Experience (SGE) e poi estesa come “AI Overviews”, rappresenta “la più grande rivoluzione nella ricerca dell’ultimo decennio”. In pratica, per molte query Google ora mostra in cima alla SERP un riquadro con un riassunto IA che sintetizza informazioni provenienti da vari siti autorevoli, accompagnato da alcuni link di riferimento.

Studi recenti (es. BrightEdge, Moz, SE Ranking) mostrano che le AI Overviews appaiono ora per circa il 15-20% delle query. L’utente ottiene subito una spiegazione o una soluzione sintetica e di conseguenza diminuisce la necessità di consultare più siti: già oggi oltre il 65% delle ricerche Google su desktop (e più del 75% su mobile) non porta ad alcun clic da parte dell’utente. L’effetto è evidente: Google sta diventando sempre più un fornitore diretto di informazioni, con un impatto significativo sul traffico organico verso i siti web.

Google sta cercando di bilanciare questa innovazione con la visibilità delle fonti. Le AI Overviews includono link a siti esterni e spesso selezionano contenuti che non erano necessariamente al primo posto nei risultati tradizionali. L'IA introduce nuove opportunità: sebbene privilegi fonti autorevoli già ben posizionate, spesso include anche contenuti di nicchia molto specifici che non apparivano nella top 3 classica". L'algoritmo generativo pesca insomma informazioni anche da fonti “nascoste” più in basso nel ranking, probabilmente per aggiungere prospettive uniche o dettagli non presenti nei soliti top results. In pratica, la lotta per la visibilità si sposta: non conta solo essere primo in classifica, ma farsi scegliere dall’IA come fonte affidabile da citare nelle sue risposte.

L’impatto di ChatGPT e delle IA sul comportamento di ricerca

Non è solo Google a cambiare: sono gli stessi utenti ad aver modificato le proprie abitudini di ricerca grazie all’IA. Dall’uscita di ChatGPT a fine 2022, milioni di persone hanno iniziato a porre domande direttamente ai chatbot AI invece che ai motori tradizionali. ChatGPT, per esempio, ha raggiunto 100 milioni di utenti in soli due mesi dal lancio, diventando la piattaforma a crescita più rapida di sempre. Molti apprezzano il fatto di poter dialogare in linguaggio naturale con un’IA e ottenere risposte immediate e contestualizzate, senza pubblicità né pagine da sfogliare. Gartner prevede un potenziale calo dei volumi di ricerca tradizionali del 25% entro il 2026.

In certi ambiti, l’IA generativa ha di fatto sostituito il motore di ricerca: ad esempio, come ha riconosciuto una ex-responsabile del progetto Google Gemini, ChatGPT viene già preferito a Google per compiti come risolvere esercizi matematici o aiutare nei compiti scolastici.

In altre parole, gli utenti ora si aspettano risposte più dirette e comode. Questo non significa che Google sia diventato irrilevante – per ricerche complesse, aggiornate o che richiedono contenuti multimediali gli utenti usano ancora i motori tradizionali – ma certamente una fetta di traffico si sta spostando verso le piattaforme IA. Di conseguenza, chi produce contenuti online deve considerare non solo come apparire su Google, ma anche come farsi trovare (e usare) dai sistemi di intelligenza artificiale.

SERP in evoluzione: meno clic, nuove sfide per il traffico organico

Le due tendenze sopra – la ricerca generativa su Google e l’aumento delle query rivolte alle AI – stanno cambiando radicalmente le SERP (pagine dei risultati) e l’accessibilità del traffico organico. Abbiamo già visto il fenomeno delle “zero-click searches”: la maggior parte delle ricerche ora termina senza che l’utente clicchi un risultato, perché trova già la risposta nella pagina. Google, in particolare, arricchisce le sue SERP con snippet informativi, pannelli conoscitivi, risultati locali e – sempre più – con le risposte IA generate al volo. Questo significa che anche contenuti che prima generavano traffico (come un articolo che risponde a una domanda frequente) oggi possono essere letti in anteprima direttamente su Google, riducendo le visite al sito originario.

Allo stesso tempo, l’integrazione dell’IA sta introducendo nuovi elementi nelle SERP. Ad esempio, le AI Overviews di Google spesso presentano anche elenchi di pro e contro, comparazioni tra prodotti o estratti di recensioni di utenti, il tutto generato automaticamente. Ciò avviene anche se nessun sito offriva già quei confronti in forma così sintetica, a riprova che l’IA ricombina informazioni da diverse fonti per fornire valore aggiunto. Per i siti web questo rappresenta una sfida: contenuti che prima potevano differenziarsi ora vengono assorbiti e amalgamati dall’IA all’interno della sua risposta. Un utente potrebbe leggere il confronto o la lista generata dall’IA e non sentire il bisogno di cliccare sulle fonti.

Tutto ciò rende più difficile ottenere traffico organico, ma non impossibile. Si aprono anche opportunità nuove: come visto, Google tende a inserire nelle risposte IA fonti diversificate, non solo i soliti big. Un sito specializzato, con informazioni approfondite e di nicchia, potrebbe essere scelto dall’IA come riferimento anche se non ha un ranking SEO stellare.

Inoltre, alcuni tipi di ricerche rimangono meno toccati dall’automatizzazione – ad esempio le ricerche locali (dove l’utente vuole interagire con mappe, contatti e orari di attività nelle vicinanze) o quelle molto specifiche che l’IA preferisce lasciare ai risultati classici. In quei casi, offrire contenuti aggiornati e pertinenti può ancora portare clic. In generale però, è chiaro che per mantenere (o far crescere) il proprio traffico organico nel 2026 bisogna adattare la strategia SEO al nuovo contesto dominato dall’IA.

SEO tradizionale vs Generative Engine Optimization (GEO)

Di fronte a questi cambiamenti, sta emergendo un nuovo concetto: la GEO (Generative Engine Optimization), ossia l’ottimizzazione per i motori di risposta generativa. In cosa differisce dalla SEO tradizionale? In breve, la SEO classica mira a far comparire un sito tra i primi risultati organici per determinate parole chiave, lavorando su fattori come rilevanza dei contenuti, backlink autorevoli, velocità del sito, esperienza utente ecc. L’obiettivo finale è ottenere clic dagli utenti che sfogliano la lista dei link blu. La GEO, invece, si propone di far sì che i contenuti di un sito vengano inseriti nelle risposte generate dall’Intelligenza Artificiale – per esempio nel box di AI Overview di Google o nelle risposte fornite da assistenti come ChatGPT. In pratica, invece di puntare a essere il link che l’utente clicca, si punta a essere la fonte che l’IA cita o utilizza per formulare la risposta.

Questa differenza di approccio comporta anche metriche di successo diverse. Nella SEO tradizionale si guarda al posizionamento (essere primo su Google per una certa query) e al CTR (percentuale di utenti che cliccano sul risultato). Nella GEO conta piuttosto la presenza all’interno delle risposte IA e la frequenza con cui i propri contenuti vengono referenziati o richiamati dall’IA. Ci si concentra meno sulle singole keyword e più sui concetti e le entità: l’IA, infatti, “ragiona” per significati e spesso riformula le domande degli utenti. Ad esempio, se hai un articolo intitolato “Guida alle fotocamere mirrorless” la SEO classica ti spingeva a ottimizzarlo per parole chiave come “migliori fotocamere mirrorless”. La GEO ti chiede di assicurarti che quel contenuto risponda in modo chiaro a domande come “quale fotocamera mirrorless dovrei comprare?” o “cosa significa mirrorless?”, così che un’IA possa estrarne frasi utili per costruire la sua risposta.

Un altro aspetto cruciale è la struttura e chiarezza dei contenuti. Le IA generative “leggono” miliardi di pagine e ne estraggono pezzi rilevanti per sintetizzarli. Per aumentare le probabilità che un pezzo del tuo contenuto venga scelto, questo deve essere chiaro, ben strutturato, conciso, verificabile e pertinente. Ciò significa scrivere in linguaggio naturale, organizzare il testo con titoli e sottotitoli esplicativi, elenchi e tabelle se opportuno, fornire definizioni e contesto quando necessario.

Bisogna anticipare le domande degli utenti e rispondere direttamente, perché l’IA tende a cercare proprio frasi che corrispondono a quesiti comuni. Ad esempio, se gestisci una pagina di FAQ o una guida, formula le domande in modo completo (“Come funziona X?”, “Qual è la differenza tra A e B?”) e fornisci risposte immediate: potresti vedere proprio quelle risposte riprese dall’IA nelle sue elaborazioni.

In sintesi, la GEO non sostituisce la SEO ma la integra con nuove priorità. Possiamo riassumere così il confronto:
  • Obiettivo: la SEO punta a farti arrivare #1 nei risultati; la GEO punta a farti apparire nella risposta dell’IA;
  • Modalità di risultato: SEO = lista di link cliccabili; GEO = risposta testuale generata dall’IA con possibili citazioni;
  • Ottimizzazione: la SEO classica lavora su parole chiave, link e segnali utente; la GEO enfatizza pertinenza semantica, linguaggio naturale, dati strutturati e autorità della fonte;
  • Visibilità ottenuta: la SEO ti dà un link che l’utente può cliccare; la GEO ti dà una menzione o citazione all’interno di un testo generato dall’IA (che magari l’utente leggerà senza uscire dalla piattaforma).
Per abbracciare la Generative Engine Optimization, bisogna cambiare mentalità: non si tratta più solo di convincere l’algoritmo di Google che la tua pagina merita il primo posto, ma di convincere un’Intelligenza Artificiale che i tuoi contenuti meritano di essere inclusi nella sua risposta sintetica. In fondo lo scopo finale rimane simile – farsi trovare dagli utenti – ma il meccanismo passa “attraverso” un’IA intermediaria.

Strategie e consigli pratici per il nuovo scenario

Di fronte a uno scenario così cambiato, quali strategie risultano efficaci per chi fa SEO, content marketing o gestisce un sito? Ecco alcuni consigli pratici per adattarsi al meglio:
  1. Produci contenuti di qualità e autentici – La qualità conta più che mai. Assicurati che i tuoi contenuti siano approfonditi, accurati e aggiornati. Con l’enfasi crescente su E-E-A-T (Experience, Expertise, Authoritativeness, Trustworthiness), sia i motori di ricerca sia le IA favoriscono informazioni provenienti da fonti competenti e affidabili. Se pubblichi qualcosa, verifica i fatti e aggiungi dati o esempi originali: contenuti unici hanno più chance di essere citati dall’IA rispetto a rielaborazioni generiche;
  2. Struttura le informazioni per le IA – Facilita il lavoro dei motori generativi strutturando bene i tuoi contenuti. Usa titoli descrittivi, suddividi in paragrafi brevi, evidenzia definizioni chiave e riassumi i punti importanti. Ad esempio, inserisci un breve paragrafo introduttivo che sintetizzi il contenuto o crea una sezione “In breve” a fine articolo: questi riassunti possono essere assorbiti dall’IA e utilizzati nelle risposte. Se presenti dati o elenchi di caratteristiche, valuta l’uso di tabelle o bullet point: formati che l’IA può estrapolare facilmente. Inoltre, implementa dati strutturati dove possibile, così da “spiegare” ai motori il contesto dei tuoi contenuti (prodotti, recensioni, eventi, FAQ, ecc.) in modo machine-readable;
  3. Rispondi alle domande e anticipa le query – Adotta la prospettiva dell’utente che interagisce con un’IA. Chiediti: quali domande potrebbe fare? e il mio contenuto fornisce risposte chiare a queste domande? Integra nelle tue pagine una sezione di domande frequenti o semplicemente scrivi i testi in forma discorsiva, includendo le possibili domande come frasi. Ad esempio, se gestisci un blog di cucina e una ricetta include un ingrediente particolare, puoi aggiungere frasi come: “Cos’è esattamente questo ingrediente? Come si usa in cucina?”. In questo modo, se un utente chiede a ChatGPT informazioni su quell’ingrediente, la tua spiegazione ha buone probabilità di essere estratta come risposta;
  4. Aggiorna e diversifica i contenuti – Le AI prediligono fonti aggiornate e ricche. Mantieni freschi i tuoi articoli aggiungendo dettagli nuovi quando disponibili (ad esempio aggiornamenti annuali “2024”, “2025” nel titolo se pertinenti). Inoltre, diversifica i formati: testi, immagini con alt text descrittivi, infografiche riassuntive, video con trascrizioni – tutto può contribuire a dare all’IA più materiale da capire e usare. In particolare, recensioni e contributi degli utenti aggiungono valore: Google ha indicato che nelle risposte IA su prodotti tende a citare siti con recensioni reali o opinioni di esperti. Se gestisci un e-commerce o un sito di servizi, incoraggia le recensioni e mostrale sul sito in modo organizzato;
  5. Costruisci l’autorevolezza del tuo brand online – In ottica GEO, l’autorevolezza non si limita al tuo sito, ma si diffonde sull’intero ecosistema digitale. Le IA, infatti, valutano il consenso del web su certe informazioni: se molti siti affidabili ti menzionano, ti citano o linkano, è più probabile che l’IA ti consideri una fonte attendibile. Pertanto, continua (e intensifica) le attività di digital PR: guest post, comunicati stampa, partecipazione a community di settore, presenza social attiva. Non puntare solo alla quantità di backlink, ma alla qualità delle citazioni: meglio comparire in un articolo autorevole o in una discussione tecnica rilevante, che avere decine di link generici. L’obiettivo è che quando l’IA “scandaglia” internet su un certo argomento o brand, trovi informazioni coerenti e valide sul tuo conto. In questo senso, SEO e PR diventano alleate: raccontare storie interessanti sul tuo brand/prodotto e diffonderle su più canali aiuta sia la reputazione sia la SEO in chiave IA;
  6. Monitora le performance sulle piattaforme IA – Così come esistono strumenti per monitorare il posizionamento su Google, stanno nascendo strumenti per tracciare la visibilità nelle risposte IA. Ad esempio, alcune aziende offrono già servizi per vedere se e quanto un brand viene menzionato nelle risposte di ChatGPT, Bing Chat o nelle AI Overview di Google. Tenere d’occhio questi indicatori può darti insight preziosi. In mancanza di tool avanzati, puoi fare semplici test manuali: prova a chiedere a ChatGPT qualcosa che riguarda il tuo settore e osserva se (e quali) fonti cita; utilizza la modalità converse di Google (se disponibile) per vedere come vengono presentate le informazioni. Questi esperimenti ti aiuteranno a capire come l’IA “vede” i tuoi contenuti e dove puoi migliorare;
  7. Non trascurare l’esperienza utente “umana” – Infine, ricorda che l’IA e Google valutano positivamente i contenuti che piacciono agli utenti reali. Mettere l’IA al centro non significa scrivere solo per le macchine. Al contrario: l’IA di Google è addestrata per premiare contenuti utili e soddisfacenti per le persone (basti pensare agli aggiornamenti come il Helpful Content Update). Quindi continua a curare l’esperienza utente sul tuo sito: tempi di caricamento rapidi, layout mobile-friendly, testo leggibile e privo di gergo inutilmente complesso. Un contenuto chiaro e fruibile dagli utenti finali sarà anche un contenuto più facilmente analizzabile e utilizzabile dalle intelligenze artificiali.
In conclusione, la SEO nel 2026 è sempre più un gioco di adattamento e sinergia con l’IA. Da un lato i motori di ricerca tradizionali integrano l’intelligenza artificiale generativa, dall’altro gli utenti sperimentano nuove vie per ottenere risposte. Il professionista del web marketing e il creatore di contenuti di successo dovranno saper combinare le regole classiche dell’ottimizzazione con questa nuova frontiera, la Generative Engine Optimization. Significa investire in contenuti di valore, strutturati e credibili e allo stesso tempo pensare oltre il semplice ranking: l’obiettivo è farsi trovare e scegliere dalle IA come fonte di conoscenza. Chi saprà muoversi in questa direzione potrà non solo mitigare l’erosione del traffico organico, ma anche cogliere nuove opportunità di visibilità in un panorama digitale in rapido cambiamento. Il motore di ricerca del futuro è conversazionale.


 
 
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